Per la maggior parte delle persone l’adolescenza è (o è stato) il periodo più ricco di trasformazioni. Tanti nuovi equilibri che richiedono notevoli capacità di adattamento, sia per l’adolescente che per i suoi genitori.

Condensati in una misera manciata di anni ci sono stravolgimenti cui devono far fronte sia il/la giovane, che sino a poco prima era poco più di un/una fanciullo/a perlopiù spensierato/a, sia i genitori che avevano a che fare con un/una figlio/a che gli riconosceva quasi indiscutibilmente il loro ruolo.

Se stai avendo a che fare con le difficoltà tipiche dell’adolescenza, sia che tu sia genitore o che tu sia figlio/a, considera di rivolgerti ad uno psicologo qualificato.

Pertanto l’adolescenza esige delle importanti modifiche personali, relazionali e comportamentali, che possono essere attuate solo in presenza di nuove competenze, che tutti i coinvolti devono saper riconoscere, sviluppare e mantenere.

Parliamo quindi di un periodo che per molti genitori risulta essere il più difficile in assoluto. Vediamo assieme cosa accade negli scenari tipici.

L’adolescenza e la fine delle idealizzazioni genitoriali

Nell’adolescenza uno dei compiti principali, sia per il ragazzo che per la ragazza, è quello di maturare la propria identità di giovani adulti, sessuati e tendenti all’individuazione (emancipazione). Questo compito richiede di uscire dal comodo e sicuro mondo dell’infanzia e della fanciullezza, in cui i propri genitori rappresentavano il principale modello (in certi casi l’unico) al quale fare riferimento.

L’adolescente deve quindi imparare a superare l’idealizzazione dei propri genitori, facendo fronte anche alla delusione che potrebbe derivarne.

Adolescenza come va affrontata dal genitore e dal giovane
Adolescenza e idealizzazioni genitoriali

Inizierà quindi un processo costante, ma non lineare, in cui si coglieranno nei genitori ogni tipo di mancanza, ogni contraddizione, ogni difetto e ogni errore. Non di rado l’adolescente tenderà alla sfida e alla critica, che sarà anche più aspra tanto più le sue figure genitoriali erano state idealizzate.

Accorgersi che i propri genitori idealizzati non sono così perfetti e irreprensibili rappresenta una sorta di scandalo, che produce dolore personale e, in casi non rari, può raggiungere la connotazione di un vero e proprio trauma adolescenziale.

La presenza di tale dolore delinea il processo evolutivo dell’adolescente in un percorso che non risulta mai omogeneo, nel quale si procede attraverso crisi e tentativi, in una continua alternanza tra strappi in avanti verso l’emancipazione e momenti di rassicurante regressione verso le modalità dell’infanzia.

Questa dinamica risulta sconvolgente anche per il genitore, abituato a relazionarsi con un figlio magari adorante e mansueto, ritrovandosi quasi improvvisamente con un giovane critico, impietoso, ostile e spesso feroce nei suoi riguardi.

Se stai avendo a che fare con le difficoltà tipiche dell’adolescenza, sia che tu sia genitore o che tu sia figlio/a, considera di rivolgerti ad uno psicologo qualificato.

Quando la fragilità dei genitori emerge nell’adolescenza dei figli

Molti genitori restano sbigottiti e destabilizzati, spesso tragicamente impreparati ad accogliere questa sorta di “detronizzazione” causata dal superamento dell’idealizzazione che i figli avevano avuto nei loro riguardi e che sembra svanire a causa della sopraggiunta adolescenza.

Ci sono genitori che la vivono come un loro fallimento, provando sensi di colpa angoscianti. Altri invece regrediscono a una sorta di nuova adolescenza, entrando in una pericolosa simmetria con i loro giovani figli.

Di solito i genitori di figli adolescenti si trovano in una età per la quale si aspettano di poter iniziare a raccogliere i frutti di quanto seminato, in merito al processo personale di realizzazione che attiene agli aspetti relazionali, professionali, economici, culturali, sentimentali e sociali.

Si tratta di un sano desiderio di riconoscimento al quale normalmente tende ognuno di noi.

Questo desiderio si lega, in effetti, a un periodo di particolare fragilità personale, circa il senso del sé adulto che, se non apprezzato e riconosciuto, può far vacillare e destabilizzare il genitore adulto.

Capiamo bene, pertanto, che nella già delicata fase di vita di un adulto che attende conferme sul proprio valore, l’adolescenza della propria prole rappresenta un evento destabilizzante che non andrebbe trascurato. Divenire un sistematico bersaglio delle critiche di un adolescente (spesso “corrette” nella loro sostanza), così come dei giudizi feroci enfatizzati ed eccessivamente severi, può condurre l’adulto a dubitare del proprio valore, minandone l’autostima.

Questa percepita minaccia comporta delle conseguenze notevoli nella relazione tra genitori e figli, che potrebbe condurre verso un assetto comunicativo rigido, sfidante e sempre teso. Molti dei disagi adolescenziali sono conseguenza diretta proprio di queste rigidità.

Se stai avendo a che fare con le difficoltà tipiche dell’adolescenza, sia che tu sia genitore o che tu sia figlio/a, considera di rivolgerti ad uno psicologo qualificato.

Adolescenza: consigli utili per il genitore

Se per un adolescente è del tutto normale vivere il suo processo di crescita attraverso una crisi, diventa altrettanto normale per i genitori andare in crisi.

Tuttavia, nonostante questo presupposto all’apparenza poco positivo, vivere l’adolescenza dei propri figli con una adeguata preparazione (anche chiedendo supporto a uno psicologo) diventa occasione per una grande maturazione e arricchimento personale.

Vediamo assieme qualche spunto utile per i genitori alle prese con l’adolescenza dei figli.

1. Non reprimere l’emotività dell’adolescente

Quello che sino a poco tempo prima era un semplice bambino, oggi è alle prese con emozioni molto più intense e destabilizzanti, immerso in un mondo di coetanei che vivono lo stesso “terremoto”.

Diversi studi (Ekman et al. 2003, 2013) hanno dimostrato come bambini, adolescenti e adulti rispondano in modo molto diverso quando osservano l’immagine di un volto emotivamente espressivo o neutro.

Gli adolescenti producono risposte emotive molto più intense rispetto a quelle dei bambini e agli adulti. Questo sta a significare che gli adolescenti percepiscono le emozioni in modo molto più forte e hanno anche maggiore probabilità di vederle nelle altre persone, anche qualora non ce ne siano realmente.

Grazie all’utilizzo della risonanza magnetica funzionale si è potuto confermare che, quando viene mostrato un volto neutrale a un adolescente, la sua amigdala di attiva. Tale attivazione dimostra che nell’adolescente è in atto una risposta emotiva negativa, piuttosto che neutra.

Tradotto in altri termini, l’adolescente deve fare i conti con lo svantaggio di una maggiore emotività che lo porta verso una più intensa e più frequente irritabilità, a scatti di rabbia e una generale instabilità dell’umore.

Le influenze che queste attività subcorticali hanno sull’adolescente, all’apparenza non motivate, possono portare l’adulto a rimproverarlo e a reprimerlo, con il risultato di creare distanza relazionale, ovvero ad allontanarlo.

Il genitore deve sempre ricordare che il cervello dell’adolescente sta solo facendo il suo lavoro: rendere il/la ragazzo/a più emotivo per consentirgli l’esplorazione di se stesso e degli altri.

Se stai avendo a che fare con le difficoltà tipiche dell’adolescenza, sia che tu sia genitore o che tu sia figlio/a, considera di rivolgerti ad uno psicologo qualificato.

2. Non evitare i conflitti, ma imparare a gestirli

L’adolescente ha un grande bisogno di relazionarsi con l’adulto, anche attraverso il conflitto. La trasgressione è un elemento cruciale del percorso di crescita che accompagna i ragazzi nel confronto con le crescenti responsabilità, l’aumentata libertà e le relative conseguenze delle proprie azioni.

Quando le relazioni con gli adulti sono solo collaborative, senza che l’adolescente abbia mai delle spinte oppositive, di ribellione o di conflitto, vengono a mancare degli importanti fattori evolutivi. Pertanto il trovarsi con un adolescente per nulla problematico, non è va letto necessariamente in chiave positiva.

Per evolvere efficacemente, diventa essenziale per gli adolescenti lo sperimentare l’autorità dell’adulto, e per tale motivo i genitori devono saper essere rigorosi nello stabilire dei limiti precisi. In tal modo si darà loro l’occasione di trasgredire e comprendere dagli eventuali errori commessi.

Non mancheranno le occasioni in cui un figlio adolescente proverà rabbia verso il genitore, le sue idee e i suoi consigli, ritenendo di essere vittima di qualche ingiustizia. Tutto ciò è un bene, perché sfidando le prospettive del genitore l’adolescente potrà apprendere e guidare il proprio comportamento futuro in funzione delle risposte ottenute.

Il conflitto è una componente normale (e sana) della vita, e il futuro adulto potrà giovarsi delle lezioni apprese dal modo in cui i suoi genitori hanno gestito i loro precedenti conflitti.

Il genitore farebbe bene a ricordare che grazie ad ogni tentativo di risolvere uno scontro (che ci si riesca o meno) il cervello del proprio figlio evolve e si sviluppa.

Se stai avendo a che fare con le difficoltà tipiche dell’adolescenza, sia che tu sia genitore o che tu sia figlio/a, considera di rivolgerti ad uno psicologo qualificato.

3. Imparare a lasciare spazio all’adolescente

Durante l’adolescenza non si cerca solo la propria identità, ma anche gli strumenti per riuscire a inserirsi nella società. Il mondo del ragazzo, che sino a poco tempo prima era contenuto nei confini della famiglia, inizia ad allargarsi esponenzialmente.

Adolescenza esplorazione in sicurezza

Se è vero che i genitori hanno ancora un’influenza centrale, è altrettanto vero (e inevitabile) che i coetanei inizino a rappresentare per l’adolescente dei nuovi e importanti modelli di riferimento, influenzando sia il modo di pensare che di comportarsi.

Nell’adolescenza, lasciare ai figli una graduale indipendenza rappresenta una sfida spesso insostenibile per certi genitori, ma è un passo cruciale che va compiuto proprio per il bene di quei figli che stanno crescendo.

Gli adolescenti hanno bisogno di trascorrere del tempo con i loro coetanei, in modo da poter sviluppare le abilità sociali e un nuovo senso di appartenenza dopo quello, ormai acquisito, legato alla propria famiglia.

Socializzare e fare esperienze con i coetanei consente all’adolescente di acquisire nuovi modelli di comportamento e di interazione, formando connessioni con gli altri, anche con quelli che sono molto diversi da loro. Risulta essere un passaggio importante anche per consentirgli di sviluppare l’intelligenza emotiva.

Trascorrere meno tempo in famiglia porterà l’adolescente a condividere meno i propri pensieri e sentimenti, rispetto a quanto avrebbero fatto in precedenza. Questo è del tutto normale e il genitore deve saper rispettare questo nuovo spazio richiesto dal figlio.

Non è affatto utile provare a costringere un figlio adolescente a parlare di cosa pensa; è invece utile mostrarsi sempre pronti all’ascolto. Quando avrà bisogno di un consiglio, sarà lui/lei a chiederlo. Gli va sempre lasciata la possibilità di prendere la parola.

Qualora ci sia una questione particolarmente importante, il genitore potrebbe chiedere al figlio se desidera conoscere il suo parere, sapendo però accettare anche un eventuale rifiuto da parte del/della giovane. In tal modo l’adolescente non potrà che apprezzare il rispetto della sua indipendenza.

Come essere un buon genitore per l’adolescente, in sintesi

Continuare a esserci, sostanzialmente, è il compito più importante per il genitore. Non si deve rinunciare alle proprie funzioni genitoriali, anche quando possono sembrare ingrate.

Il ruolo del genitore non deve essere annullato con atteggiamenti conniventi, seduttivi, paritari (es. “sono amico di mio/mia figlio/a“) o negligenti (es. “se la saprà cavare, ormai è grande“).

Se stai avendo a che fare con le difficoltà tipiche dell’adolescenza, sia che tu sia genitore o che tu sia figlio/a, considera di rivolgerti ad uno psicologo qualificato.

Adolescenza: qualche riflessione

L’adolescente sta lavorando per lasciarsi alle spalle l’infanzia e per capire che tipo di adulto sarà, o che vorrà essere. Deve compiere un duro lavoro basato sulle esperienze (sia quelle positive che quelle negative), sul confronto, sull’esplorazione e sulle relazioni. Il tutto finalizzato a cogliere tutti quegli elementi utili che formeranno il suo essere adulto e indipendente.

Va sempre tenuto a mente che l’atteggiamento degli adulti verso gli adolescenti può favorire, o inibire, la loro evoluzione verso la crescita e la loro futura integrazione in una società sempre più ampia.

Qualora necessario, chiedere aiuto o supporto a uno psicologo per adolescenti non va mai considerato come un fallimento. E’ invece la dimostrazione di quanto si desideri il meglio per i propri figli.


Crediti immagini: gpointstudio, rawpixel.com, standret


Riferimenti

  • Balestrieri, A. (2022). Dipendenze affettive, idoli e modelli di riferimento Milano, Independently published.
  • Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Raffaello Cortina Editore
  • Brown, S. M., Rienks, S., McCrae, J. S., & Watamura, S. E. (2019). The co-occurrence of adverse childhood experiences among children investigated for child maltreatment: A latent class analysis. Child abuse & neglect, 87, 18-27.
  • Ekman, P., Friesen, W.V. (2003). Unmasking the face: A guide to recognizing emotions from facial clues. Ishk.
  • Ekman, P., Friesen, W.V., Ellsworth, P. (2013). Emotion in the human face: Guidelines for research and an integration of findings. Elsevier.
  • Erikson, E., Erikson, J.M. (2018). I cicli della vita. Continuità e mutamenti. Armando Editore