Ogni relazione, al pari di quanto avviene nel singolo individuo, attraversa determinate fasi durante il suo ciclo vitale, ed è del tutto naturale che in questa continua evoluzione possano presentarsi momenti difficili, crisi e problemi di comunicazione.

La forza di una relazione può essere misurata dal modo in cui la coppia affronta i momenti difficili e riesce ad andare avanti, organizzandosi su nuovi equilibri.

Lo stile di vita delle persone, nonché il moderno modo di pensare, hanno modificato la maniera di concepire le relazioni, riducendone il valore intrinseco rispetto al recente passato. Questo ha prodotto degli stravolgimenti nelle statistiche relative alla comparazione tra il numero di divorzi rispetto ai matrimoni.

Chiaramente ci sono casi in cui il divorzio o la separazione diventano necessari, come quando i problemi non risultano circostanziali, ma diventano irrecuperabili e irreversibili.

Tuttavia, come professionista ritengo che l’amore debba spesso avere almeno una possibilità, e che molte relazioni possano essere salvate, a patto che le persone coinvolte sappiano sviluppare la giusta spinta motivazionale. Ed è qui che entra in gioco il supporto psicologico per la coppia.

L’approccio alla coppia è orientato non solo a individuare e risolvere i problemi che si stanno affrontando, ma anche a far rivivere il sentimento di amore e di affetto che, in passato, aveva contribuito alla creazione della coppia stessa.


Per quali motivi andrebbe valutato un intervento di supporto per la coppia?

Un percorso di sostegno per la coppia può essere richiesto per diversi motivi e svariate circostanze. Solitamente i principali tipi di disagio, all’interno di una coppia, risultano essere relativi a:

  • tradimento / infedeltà,
  • sessualità,
  • separazione conflittuale (soprattutto in presenza di figli),
  • difficoltà procreative,
  • problemi economici.

Non è raro che l’approccio terapeutico a una coppia debba anche affrontare delle complessità, che possono essere:

  • di natura individuale, ovvero relative a sofferenze specifiche di uno dei due partner, che hanno poi ripercussioni sulla coppia:
    • depressioni,
    • attacchi di panico,
    • fobie,
    • disturbi alimentari,
    • episodi autolesionistici,
    • dipendenze (con o senza sostanza – es. ludopatia, pornografia, alcol, ecc.);
  • di natura relazionale, perciò relative entrambi i partner:
    • difficoltà di natura sessuale,
    • incapacità di comunicare,
    • problematiche inerenti al concepimento dei figli,
    • difficoltà di gestione dei figli,
    • difficoltà rispetto alla separazione,
    • difficoltà di organizzazione rispetto alla fuoriuscita dei figli (relative alla fase di svincolo, conosciuta anche come sindrome del nido vuoto).

Nonostante possa essere comprensibile provare vergogna, non bisognerebbe avere paura di chiedere aiuto; nel compiere questo gesto coraggioso si può scoprire che quello che sembrava un problema complesso e senza via d’uscita, può avere una soluzione che semplicemente era sfuggita a causa dell’intenso coinvolgimento emotivo.

Farsi aiutare dimostra la propria volontà di crescere e migliorare.


Quando andrebbe considerato un intervento di supporto individuale, piuttosto che un intervento sulla coppia?

Quando una coppia entra nelle stanze di noi Psicologi, molto spesso uno dei due partner inizia a parlare presentando una lista, più o meno lunga, con tutto quello che non va nel proprio compagno/a. In questi casi al professionista arriva chiaro il messaggio implicito: l’idea del percorso di supporto alla coppia viene fondata sul fatto che solo “modificando” il partner il rapporto di coppia potrà rinascere e diventare (o tornare) più equilibrato e soddisfacente.

Nella realtà, tuttavia, partire da questa idea tenderà a ostacolare il corretto avvio dell’intervento psicologico sulla coppia, rischiando di portare, anche nella stanza dello Psicologo, le medesime modalità che i partners già adottano nella loro abitazione e che hanno determinato la situazione critica.

Va infatti compreso che l’incontro della coppia con uno Psicologo rappresenta la possibilità, spesso nuova, di assumere un punto di vista inusuale, ma costruttivo: quello che consente di capire se si sta sbagliando qualcosa, al pari del partner di cui inizialmente ci si lamentava.

Questa nuova modalità è quel presupposto ideale per un buon intervento psicologico sulla coppia.

Nella pratica quotidiana lo Psicologo sa bene che non sempre le energie messe a disposizione dalla coppia consentono ai partners di muoversi armoniosamente verso questi nuovi assetti. Nel caso, lo Psicologo valuterà di mettere “in pausa” l’intervento sulla coppia, per concentrarsi maggiormente su uno dei due partner, tramite un intervento individuale.

Lo scopo è quello di riattivare delle risorse individuali che verranno in seguito rese disponibili nel processo di coppia.


E se il disagio è percepito solo (o soprattutto) da uno solo dei partner?

Questa è una condizione che non va ignorata. Infatti si concede la possibilità di un percorso di sostegno alla coppia anche quando solo uno dei due manifesta un disagio ritenuto troppo pesante da ignorare.

In questi casi, quando chi soffre il disagio ha al suo fianco, nella stanza dello Psicologo, la persona amata, si può venire a generare una fondamentale risorsa, utile nel processo d’intervento sulla coppia.

Senza tacere del fatto che entrambi i partner, a vario titolo, potranno godere di uno spazio sicuro e neutro dove potersi confrontare in libertà ed esplicitare eventuali stati di fatica, sofferenza o preoccupazione senza dover temere di ferire l’altro, grazie alla presenza di un “terzo”, lo Psicologo, che aiuterà la coppia a moderare i vissuti e a decifrare i comportamenti.


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