Ti sarà capitato più di una volta di aver sentito parlare dell’intelligenza emotiva, e magari non ti è chiaro come mai gli psicologi la ritengano una competenza molto importante da sviluppare. In questo articolo saranno illustrate le caratteristiche di questa fondamentale capacità umana.

Qual è il significato dell’intelligenza emotiva?

intelligenza emotiva
Intelligenza emotiva: saper comprendere e gestire le emozioni

Per dare significato al concetto di intelligenza emotiva va pensata a quella capacità di comprendere, utilizzare e gestire le emozioni in modo funzionale, saper comunicare in modo proficuo ed efficace, riuscire ad entrare in empatia con il prossimo e avere la capacità di disinnescare i conflitti. L’intelligenza emotiva è una delle capacità meno sviluppate dagli individui con alessitimia.

Volendo descriverla in altri termini, chi ha un buon livello di intelligenza emotiva è consapevole di come (e quanto) il comportamento umano sia guidato dalle nostre emozioni, e che pertanto si tratti della capacità di comprensione e gestione delle emozioni che vanno a determinare il modo di pensare e di agire, sia in noi stessi che negli altri.

L’intelligenza emotiva si sviluppa secondariamente alla mentalizzazione, un concetto ben spiegato da Peter Fonagy che riguarda la capacità di attribuire a noi stessi e agli altri il possesso di stati mentali.

Perché è importante sviluppare una buona intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva è fondamentale per produrre relazioni più forti e significative, avere successo a scuola e perseguire efficacemente obiettivi professionali e personali.

Tra l’altro, sviluppare in modo efficace l’intelligenza emotiva aiuta la persona a:

  • connettersi ai propri sentimenti,
  • trasformare l’intenzione in azione,
  • prendere decisioni su ciò che conta personalmente,
  • stabilire relazioni più significative.

Come nasce il concetto di intelligenza emotiva?

Fu un articolo scientifico pubblicato nel 1990 da P. Salovey e J. Mayer a introdurre il concetto di intelligenza emotiva. La prima definizione fornita dai ricercatori fu la seguente:

“La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie e altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.

P. Salovey e J. Mayer sull’intelligenza emotiva

Successivamente, grazie ad alcune opere di Daniel Goleman, il concetto di intelligenza emotiva divenne molto conosciuto sia in ambito psicologico che sociale, ma anche nei contesti lavorativi.

Goleman e i cinque pilastri dell’intelligenza emotiva

Daniel Goleman scompone l’intelligenza emotiva in diverse competenze fondamentali nel benessere individuale e relazionale. Possedere queste competenze rende maggiormente in grado la persona di instaurare rapporti sociali migliori, prendere decisioni coerenti con le proprie motivazioni e mantenere la propria autostima a livelli elevati.

Goleman ha quindi sviluppato una struttura dell’intelligenza emotiva che si basa su cinque pilastri:

  1. Consapevolezza di sé
  2. Gestione delle proprie emozioni
  3. Automotivazione
  4. Empatia
  5. Abilità sociali

Esaminiamoli un po’ meglio nel dettaglio.

Consapevolezza di sé

Quanto sei consapevole delle emozioni che provi? L’autoconsapevolezza consiste nel sapere riconoscere un’emozione nel momento in cui si presenta, ed è la pietra miliare dell’intelligenza emotiva. Se impariamo a riconoscere le nostre emozioni, come si presentano e in quali circostanze, allora non saranno fenomeni sconvolgenti o destabilizzanti per noi.

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Un esempio: immaginiamo di essere chiamati a sostenere una prova, magari un esame universitario o un colloquio di lavoro. Se capiamo che nelle circostanze in cui ci è richiesta una performance tendiamo ad agitarci molto, quando la nostra ansia si presenterà la riconosceremo e potremo affrontarla. Se invece questa emozione ci sorprenderà perché non siamo abituati a identificarla (e quindi gestirla in anticipo), allora ne saremo più facilmente sopraffatti.

La paura delle proprie emozioni coincide spesso con scarsi livelli di intelligenza emotiva. 

Gestire le proprie emozioni

Sapere gestire le proprie emozioni non significa negarle o evitarle, bensì fare in modo che possano essere modulate e non generare comportamenti non desiderati o utili. Riflettiamo su noi stessi e su quali sono le emozioni che facciamo più fatica a gestire e controllare. E cerchiamo anche di individuare quali sono le circostanze e le relazioni in cui ci riesce più difficile la gestione di tali emozioni.

Un esempio: la rabbia è un’emozione molto intensa e spesso dirompente, ed è una delle emozioni che porta molti a consultare uno psicologo. Immaginiamo una circostanza in cui stiamo in conflitto con il nostro partner. Dovremmo concentrarci sulla gestione degli impulsi e chiederci cosa potremmo dire o fare per cui ci pentiremmo nel breve periodo. Chiediamoci piuttosto quale possa essere una migliore strategia per comunicare la nostra istanza senza veicolarla attraverso l’impeto rabbioso.

Rimanere emotivamente presente aiuta la persona a gestire le emozioni senza che finiscano con il prevalere sui pensieri e sulla nostra capacità di autocontrollo. Si ridurranno i comportamenti impulsivi, aumenterà il senso di autoefficacia, si incrementerà il rispetto degli impegni e si perfezionerà la capacità di adattamento alle infinite e mutevoli circostanze della vita.

Motivare se stessi

Essere consapevoli delle proprie emozioni, evitando di reprimere i sentimenti. La motivazione di se stessi è fondamentale per concentrarsi sui propri vissuti emotivi, in quanto si resta allineati nella direzione di un obiettivo desiderato.

In tal senso, sarebbe opportuno distinguere se la nostra spinta motivazionale è dettata dalla speranza di successo, piuttosto che dalla paura di un fallimento.

Empatia

Intelligenza emotiva ed empatia
Empatia, uno dei pilastri dell’intelligenza emozionale

L’empatia è un concetto molto noto e discusso, che consiste nel saper comprendere le emozioni degli altri.

Possedere questa specifica competenza rende l’individuo un buon ascoltatore, capace di essere attento alla comunicazione, sia verbale che non verbale. Inoltre, chi è empatico non si lascia condizionare dai pregiudizi.

Avere empatia aiuta l’individuo a mostrare sensibilità, oltre che a renderlo predisposto all’aiuto del prossimo basandosi sulla comprensione delle altrui necessità ed esigenze, ma anche degli altrui sentimenti, sapendo anteporre, qualora necessario, il proprio punto di vista.

Abilità sociali

Per avere successo nelle relazioni sociali possiamo ricorrere a molte, specifiche, abilità. Tra le abilità sociali c’è la capacità di leadership, ovvero sapere essere influenti, quindi persuasivi.

Anche la capacità di comunicare in modo efficace, saper gestire i conflitti, riuscire cooperare con gli altri ed essere un punto di riferimento sono abilità sociali molto importanti.

Le abilità sociali sono quelle capacità che consentono di mettere in atto comportamenti adeguati che consentono di entrare in relazione con gli altri, di “stare” nel gruppo sociale con maggiore semplicità, quindi di includersi all’interno del gruppo stesso, di adattarsi all’ambiente e al contesto, di capire e conoscere se stesso e i propri stati emotivi conoscendone causa ed effetto all’interno di una determinata situazione sociale specifica.

Le abilità sociali sono anche legate anche al grado di autonomia della persona.

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Come sviluppare la propria intelligenza emotiva?

Come si è cercato di spiegare in questo articolo, l’intelligenza emotiva è una competenza che può essere appresa, sviluppata e migliorata. Consultare uno psicologo per consentirti di sviluppare l’intelligenza emotiva è sicuramente la strada migliore.

Grazie ad un intervento psicologico, infatti, si potranno raggiungere livelli di competenza tali da influenzare positivamente le aree di funzionamento quotidiane: nelle relazioni, nel lavoro, nello sport, nella formazione scolastica e accademica e via dicendo.

Uno psicologo qualificato potrà aiutarti a sviluppare un vocabolario emotivo, una buona capacità di adattamento e di curiosità e soprattutto a sviluppare una sana indipendenza e autonomia personale, rendendoti libero/a anche dal timore del giudizio altrui.


Fonti

  • Fonagy, P, Steeele, M., Steele, H., Target, M. (1998), Reflective-Functioning Manual. Version 5, University College London, London.
  • Fonagy P. e Target M. (2000). Playing with reality: III. The persistence of dual psychic reality in borderline patients, International Journal of Psycho-Analysis, 81, 853-873.
  • Salovey P., Mayer J. (1990) “Emotional Intelligence” – Yale University – https://doi.org/10.2190/DUGG-P24E-52WK-6CDG

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