Pensiero ossessivo: cause, conseguenze e trattamento

In questo articolo si parlerà del pensiero ossessivo, delle sue cause e di come e perché andrebbe trattato attraverso un percorso psicologico.

Il pensiero è una delle attività principali dell’essere umano. Grazie a tale processo siamo in grado di dare un senso razionale alle nostre esperienze quotidiane e tramite esso generiamo la nostra versione della realtà. Gli esseri umani pensano davvero molto e anche molto rapidamente, producendo in media più di mille pensieri al giorno. La maggior parte dei pensieri risultano razionali, utili e sensati, altre volte invece possono risultare irrazionali, eccentrici e disfunzionali.

Esiste la possibilità che in noi possano generarsi modalità di pensiero rigide e ricorsive, con la conseguente produzione di pensieri ossessivi, ossessioni che vengono in taluni casi definite fissazioni. A loro volta, queste ossessioni provocano sensazioni negative, stati di ansia ed estenuazione. Tale modalità cognitiva può influenzare anche le nostre relazioni, ad esempio producendo gelosia, quindi intrudendo nel modo in cui vediamo noi stessi e gli altri.

Definizione del pensiero ossessivo (ossessione)

Il pensiero ossessivo è definito tale quando creiamo idee ripetitive, delle vere e proprie fissazioni, spesso fuori dalla nostra volontà, che si concentrano su timori, preoccupazioni, paure o angosce, con una pervasività tale da rendere eccessivamente difficoltoso riuscire a restare focalizzati sul presente (il “qui e ora”), arrivando infine a determinare negativamente i nostri comportamenti.

Va tenuto a mente che il pensiero ossessivo si lega sempre all’ansia e a stati di stress, che alimentano in un circolo vizioso i pensieri negativi che tendono a ripetersi in modo intrusivo e senza alcun controllo. Si tratta di un meccanismo che, quando si struttura, può risultare particolarmente difficile da disinnescare.

Paradossalmente, quando si è in presenza di un pensiero ossessivo, i suoi effetti (es. pensieri negativi, fissazioni, compulsioni) assumono una intensità tale da creare una sorta di dipendenza: più si pensa, più l’ossessione si presenta.

Il pensiero ossessivo influisce negativamente sul nostro funzionamento globale
Il pensiero ossessivo influisce negativamente sul nostro funzionamento globale

Cosa causa il pensiero ossessivo?

Le cause che producono una ossessione possono essere diverse e dipendere da tutta una serie di fattori legati al singolo individuo. In altre parole, non tutti reagiamo allo stesso modo. Può capitare, ad esempio, che una persona che soffre di ossessioni e pensieri ossessivi abbia patito un periodo prolungato di stress. In tali situazioni non di rado si può arrivare a sviluppare anche un Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Le ossessioni hanno spesso una matrice relazionale, come nei casi in cui si sviluppano in un contesto di dipendenza affettiva. In tali circostanze l’ossessione può legarsi a processi che trovano origine nei trascorsi affettivi della persona e che a loro volta si legano all’autostima e all’immagine di sé in generale.

Avere dei dubbi, delle incertezze e delle paure è del tutto normale nel corso della propria vita, soprattutto in determinati momenti e contesti. Ma il pensiero patologico, quello che direttamente o indirettamente ci produce sofferenza, è invece qualcosa che ci rende “vulnerabili” ad una tematica specifica, creando una modalità ossessiva del pensiero che non riusciamo a mettere in dubbio.

La rigidità del pensiero, che fa apparire quella specifica convinzione creata come “non modificabile”, rappresenta una delle sfide più ardue da affrontare, sia per l’individuo che per il terapeuta che interviene in supporto.

Quali sono i pensieri ossessivi più frequenti?

Possiamo distinguere i pensieri ossessivi sia per intensità e frequenza che per tipologia specifica, tutti aspetti che diventano peculiari del singolo individuo. Tra le tipologie di ossessioni più frequenti troviamo:

  • timore/paura di contaminazione, ovvero di contrarre infezioni o malattie, di non essere abbastanza puliti o di trovarsi a contatto con persone contaminate;
  • timore di colpa, come il temere di aver dimenticato/ignorato qualcosa di importante (es. chiudere la porta a chiave, chiudere la manopola del gas, aver spento i fornelli, ecc.);
  • timore/paura di essere aggrediti e subire violenze (anche di natura sessuale);
  • timore/paura di fare o ricevere del male (in alcuni casi avere il timore di essere blasfemi);
  • sentire la necessità di organizzare ogni dettaglio e patire ogni deviazione da quanto programmato;
  • sentire la necessità di ordine e simmetria;
  • ecc.

Questi sono pertanto dei pensieri che appaiono senza sosta nella mente della persona e non sono mossi da una reale volontà. In tale ambito possiamo distinguere:

  • i pensieri negativi automatici:
    collocabili al di sotto dello stato di coscienza e si manifestano come concetti verbali o immagini, che vengono ritenuti non solo plausibili, ma addirittura inevitabili e indiscutibili dal soggetto (ego-sintonici);
  • le ossessioni:
    che attengono a pensieri e contenuti cognitivi più brevi e che, a differenza dei precedenti, risultano ego-distonici (ovvero vissuti come estranei dal nostro modo di pensare, criticabili ma non evitabili).

Il costo che devono pagare le persone che sviluppano una modalità di pensiero ossessivo è davvero elevato, ma nonostante ciò tendono a non volerne tenere conto, oppure a non considerarlo come un sufficiente deterrente.

Il pensiero ossessivo: come superare le ossessioni

Conseguenze del pensiero ossessivo e negativo

L’ansia e lo stress con cui la persona ossessiva si trova a convivere quotidianamente sono componenti che producono una serie di conseguenze negative, anche gravi, come:

Oltre a ciò, quando si sviluppa una sindrome ossessiva, i problemi che la persona deve affrontare sono anche: una forte ansia, un estremo perfezionismo e la rigidità nel comportamento.
Tutte dimensioni che possono strutturarsi verso uno stato di ansia cronica e nello sviluppo del Disturbo ossessivo-compulsivo, cui si accennava sopra.

In molti dei casi clinici che come psicologi ci troviamo a trattare, non di rado, si manifestano anche depressione maggiore o distimia (definita “disturbo depressivo persistente”, meno intenso della depressione maggiore ma più durevole) e disturbi psicosomatici come: frequenti emicranie, mal di schiena, costipazione e ulcere.

Altra sfera personale che patisce le conseguenze dei pensieri ossessivi è quella sessuale, dove i disturbi sono connessi alla mancanza di spontaneità causata da un eccessivo autocontrollo che va a inibire la pulsione.

Caratteristiche psicologiche di chi soffre del pensiero ossessivo

La persona che sviluppa ossessioni e pensieri intrusivi ha di solito delle specifiche caratteristiche psicologiche che la portano a determinati modi di vedere se stessa e gli altri, a far proprie particolari credenze e/o a vedere minacce in ogni circostanza e luogo.

Tra le caratteristiche psicologiche possiamo pertanto elencare:

  • Visione di sé:
    la persona ossessiva si convince di essere totalmente responsabile di se stessa e degli altri, e di non potersi affidare a nessuno tranne che, appunto, a se stessa. Alla base dei suoi pensieri ci sono: estrema scrupolosità, perfezionismo e coscienziosità, e il senso del dovere domina su ogni aspetto della sua vita.
  • Visione degli altri:
    la persona ossessiva si convince che gli altri individui (o la maggior parte di essi) siano superficiali, irresponsabili o incompetenti. Questa visione porta la persona ad applicare agli altri il proprio senso del dovere, nella forma da lei accettata e apprezzata, credendo in tal modo di poter compensare le debolezze altrui.
  • Sistema di credenze:
    la persona ossessiva, nel timore di essere sopraffatta da un mondo percepito come ostile, desidera evitare l’incertezza, essere sopraffatta e trovarsi disorganizzata. Per tali timori tende a darsi delle regole di sopravvivenza (alle volte anche aderendo rigidamente a gruppi religiosi e a schemi morali prestabiliti).
    Rispetto al sistema di credenze, chi è ossessivo tende a polarizzare il pensiero cercando esclusivamente fonti informative a suffragio del proprio punto di vista, scartando/ignorando/svalutando a priori qualsiasi nozione contraria (“bias di conferma“, ovvero la modalità cognitiva umana per la quale le persone tendono a muoversi entro un ambito delimitato dalle loro convinzioni acquisite).
  • Minacce percepite:
    la persona ossessiva struttura un sistema di pensiero molto rigido, a causa del quale vive un clima di terrore verso errori, imperfezioni e difetti, costruendosi una realtà dai contorni anche catastrofici. Il timore di colpa, e la conseguente responsabilità percepita, raggiunge livelli altamente intrusivi sul funzionamento quotidiano, influenzando significativamente le relazioni.
  • Principali emozioni:
    in conseguenza degli standard elevati di perfezione che la persona ossessiva si impone, le emozioni principalmente vissute sono legate all’ansia e alla rabbia verso se stessa e verso gli altri, oltre a vissuti melanconici e depressivi.

Trattamento del pensiero ossessivo: come liberarsi dei pensieri intrusivi negativi

Il trattamento più efficace per una mente ossessiva è quello psicologico. Lo psicologo potrà strutturare, ad esempio, un piano di intervento partendo dalla storia della persona in un percorso sicuramente complesso e non lineare.

Eliminare totalmente una ossessione è realmente una cosa difficile, che non si limita solo alle capacità terapeutiche del professionista ma si lega anche al momento di vita della persona che si rivolge a lui, al grado di consapevolezza e della motivazione intrinseca. Subentrano anche altri fattori come quelli socio-culturali, la presenza di esperienze traumatiche, il sistema di accudimento ricevuto in infanzia, il livello cognitivo, ecc., che tendono a rendere complesso (e unico) il quadro clinico su cui intervenire.

Potranno essere fornite, durante il percorso terapeutico, una serie di strategie finalizzate al limitare i pensieri ossessivi, tra cui:

  • non contrastare attivamente il pensiero ossessivo, cercando di osservarlo in modo gradualmente sempre più distaccato, come se fossimo “terzi” rispetto a noi stessi;
  • ridurre l’intensità del pensiero ossessivo, rimandandolo ad un secondo momento della giornata; in tal modo possiamo agire sul processo ossessivo rigido senza “sfidarlo” apertamente;
  • adottare specifiche tecniche di rilassamento attraverso metodi di respirazione profonda, al fine di ridurre le ossessioni e l’ansia.

Se quindi si ritiene di avere bisogno di un supporto psicologico per affrontare le proprie ossessioni, va assolutamente presa in considerazione la scelta di rivolgersi a uno psicologo competente.


Riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).
  • Gorman, J. M. (2018). Neuroscience at the Intersection of Mind and Brain. Stati Uniti: Oxford University Press.

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