Narcisismo patologico e narcisismo sano nelle relazioni

Oggigiorno il termine narcisismo è entrato a far parte di quel linguaggio comune che identifica con la figura del narcisista quella persona – uomo o donna – con significative difficoltà a stabilire relazioni profonde in modo empatico, spesso a causa di carenze affettive pregresse.

L’aspetto prevalente del narcisista è quello della costante difesa da potenziali ferite al proprio valore, reagendo:

Le due condizioni possono anche coesistere alternativamente nello stesso individuo, ma di solito i narcisisti mostrano più di frequente una delle due dimensioni.

Cos’è il disturbo narcisistico di personalità

Il disturbo narcisistico di personalità si contraddistingue per un pattern pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia. Nei manuali nosografici di riferimento diagnostico (DSM-5) rientra nei disturbi del “gruppo B” (o “cluster B“).

Il narcisismo patologico

Le stime della prevalenza di tale disturbo variano dal 2% al 16% nella popolazione clinica e tra l’1% e il 2% della popolazione generale. Tra le diagnosi di disturbo narcisistico di personalità si riscontra una forbice che varia tra il 50-75% di individui di sesso maschile.

Sintomi del disturbo narcisistico di personalità

La persona narcisista sviluppa un senso di grandiosità e di importanza superiore a quella degli altri. Solitamente sovrastima le proprie capacità e i propri talenti, mostrandosi vanitosa e presuntuosa. In questa condizione, chi ha un disturbo narcisistico di personalità è convinto che gli altri gli attribuiscano lo stesso valore che riconosce a se stesso, restando deluso e sorpreso nei casi in cui non riceve il riscontro e l’ammirazione che sente di meritare.

In ragione del grande valore personale che si riconosce, il narcisista presume di doversi attorniare, per essere compreso e valorizzato, solo da persone che ritiene essere prestigiose, speciali o di una determinata condizione sociale o intellettuale. Dal momento che si considera superiore e speciale, il narcisista ritiene di dover ottenere trattamenti di favore, oltre all’immediata soddisfazione delle proprie necessità e priorità, tendendo a mostrarsi distaccato e sprezzante.

Il sentire questo senso di diritto, unito alla scarsa sensibilità verso il prossimo (di cui fatica a riconoscerne emozioni, desideri ed esigenze), porta l’individuo con il disturbo narcisistico di personalità ad attuare comportamenti di manipolazione e sfruttamento.

Tanto nelle relazioni sentimentali quanto nelle amicizie, il narcisista cercherà persone solo in presenza della certezza che queste possano soddisfare i propri scopi prioritari, legati soprattutto a rinforzare la stima di sé e il suo valore personale. Per tali ragioni non si aspetta altro che la totale disponibilità e la costante dedizione da parte di chi rientra nella sua sfera relazionale, tendendo ad abusarne senza curarsi delle conseguenze inflitte.

Le relazioni del narcisista sono pertanto idealizzate e mantenute finché sono in grado di soddisfare i suoi bisogni di ammirazione e gratificazione; appena cessano di avere queste finalità, il narcisista svaluterà, anche aspramente, amici e partner divenuti ormai “non più utili”. Anche il tradimento è uno degli esiti legati al narcisismo.

Di fatti, una delle caratteristiche del disturbo narcisistico di personalità è la generale mancanza di empatia, che porta all’incapacità di riconoscere le emozioni, i sentimenti e i bisogni degli altri, pertanto si arriva a non essere in grado di identificarsi in loro.

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Non di rado chi ha sviluppato alti livelli di narcisismo risulta essere invidioso e, per proiezione, tende a credere che siano gli altri ad invidiarlo. Ciò si lega ad uno degli aspetti centrali del disturbo narcisistico di personalità, ovvero la grande vulnerabilità dell’autostima che acuisce la sensibilità della persona alle ferite narcisistiche, alle critiche o alle frustrazioni.

Le critiche possono far sentire il narcisista tormentato, profondamente umiliato, avvilito e svuotato. A queste ferite può anche rispondere con rabbia, sdegno o insolenza. In altri casi, soprattutto nel narcisista covert, la paura di vivere queste esperienze può indurre al ritiro sociale (per approfondire, può essere utile anche l’articolo sul ritiro scolastico).

Narcisismo: influenza del contesto sociale e del modello educativo ricevuto

Il termine narcisista in psicologia è mutuato dal mito di Narciso, narrato da Ovidio (nel suo poema “Le metamorfosi”), di cui si legge: “Gli dei lo condannarono a una vita senza amore. Lui si innamorò del proprio riflesso in uno specchio d’acqua e morì solo“.

Di per sé il narcisismo è un tratto psicologico della personalità, presente in varia misura in ogni individuo e pertanto può essere considerato uno stato normale della persona. Ma se quantitativamente questo tratto interferisce nelle relazioni, negli impegni quotidiani e nella vita sociale, allora stiamo parlando di narcisismo patologico.

All’inizio di questo articolo si è fatto cenno a due tipologie di narcisismo: overt e covert. Vediamoli nel dettaglio.

Il narcisista overt

Il narcisista overt non mette in atto mistificazioni circa la sua natura, che mostra al mondo senza filtri. Risulta essere una persona estroversa, non fugge dalle relazioni e dalle interazioni sociali, ama essere al centro dell’attenzione e cerca di suscitare interesse negli altri.

Può avere una buona cultura, o fingere di possederla, cercando di sostenere discussioni brillanti. Conosce e applica le arti seduttive, spesso messe in atto in maniera seriale, e dispone di affinati mezzi persuasivi utilizzati soprattutto tramite l’eloquio.

Il narcisista seduttore, durante il corteggiamento, inonda l’altra persona di premure, attenzioni e gesti eclatanti (l’ormai noto love bombing), salvo mostrarsi prima o poi nella sua vera natura, ovvero quella di un individuo incapace di amare genuinamente.

Ben più pericoloso è il narcisista violento, il quale può mostrare tratti sadici e rabbiosi. La violenza che esercita può essere di natura fisica, economica e psicologica.

Il narcisista covert

Il narcisista covert appare maggiormente discreto rispetto alla controparte appena esaminata, e risulta essere apparentemente meno pericoloso.

Di solito non è un individuo aggressivo e non cerca di attirare l’attenzione. Può apparire fragile e tende a non esporsi molto, sembrando timido, vulnerabile e introverso; non mostra grande interesse alla vita sociale. Queste caratteristiche portano il narcisista covert a suscitare negli altri simpatia (alle volte anche sincera tenerezza) ottenendone amore e sostegno incondizionati.

Mancando del coraggio di agire apertamente per ottenere queste attenzioni, il narcisista covert si comporta in maniera indiretta e subdola. Tiene sotto controllo la rabbia e mostra un atteggiamento passivo-aggressivo, al fine di produrre nell’altro dei profondi sensi di colpa e definendo per se stesso l’immagine della vittima innocente da tutelare.

Narcisismo sano e patologico a confronto

Narcisismo sano e narcisismo patologico a confronto
Narcisismo sano e narcisismo patologico a confronto

Nella nostra società, soprattutto quella occidentale, si tende a collegare il termine “narcisismo” a tutto ciò che concerne il culto dell’immagine, della bellezza fisica, al possedere oggetti e beni materiali, all’essere egocentrici e porsi sempre al centro dell’attenzione al netto del contesto, al successo da intendere come vanto, alla prevaricazione sul prossimo. In sintesi, si pensa al narcisismo come ad una forma di egoismo spietato. Ma in realtà le cose non stanno esattamente in questo modo.

Chi si occupa di salute mentale è cosciente dell’esistenza di un narcisismo patologico, ma anche della presenza di un narcisismo sano. Sono due modelli che andrebbero accuratamente distinti, in quanto portatori di significati profondamente diversi tra loro.

Il narcisismo sano è un elemento funzionale che è presente, a vari livelli, nella personalità di ogni individuo, grazie al quale diviene possibile la formazione e l’espressione della propria identità. Discorso opposto, invece, se parliamo di narcisismo patologico, che porta al mancato sviluppo sano della personalità.

Vediamo assieme un rapido confronto tra narcisismo sano e narcisismo patologico.

Tratti del narcisismo sano

Non esiste individuo al mondo che non abbia il bisogno di sentirsi riconosciuto e amato nella sua specifica unicità ed eccezionalità: ciò fa parte del narcisismo sano.

Questo tratto contribuisce a farci agire in modo costruttivo nella vita, facendoci impegnare nell’ottenere buoni risultati scolastici, a farci tendere allo sviluppo professionale, a curare il nostro aspetto fisico, a darci il giusto valore personale contribuendo ad una sana autostima e a farci godere i piaceri della vita, sia in senso individuale che relazionale (partner, amici, colleghi e parenti).

Il narcisismo sano:

  • rende in grado di mantenere un buon equilibrio tra il proprio Io (l’amore per se stessi) e il prossimo (l’amore per gli altri);
  • alimenta una sana autostima;
  • fa sviluppare un orgoglio equilibrato, consentendo di avere la giusta attenzione alle proprie esigenze senza trascurare l’attenzione verso l’altro;
  • consente di sviluppare il rispetto per se stessi, sviluppando caratteristiche come l’ambizione, la combattività, la sana ostinazione, il sapersi ricavare i propri spazi, il conoscere i propri punti di forza per orientarli verso i propri obiettivi;
  • consente di riconoscersi la bellezza esteriore ed interiore, per mostrarla al mondo;
  • aiuta a sviluppare l’empatia verso gli altri, in quanto solo avendo consapevolezza di sé e delle proprie necessità, emozioni, desideri e aspirazioni si diventa in grado di dargli un valore e si diviene capaci nel riconoscere lo stesso agli altri.

Tratti del narcisismo patologico

In contrapposizione troviamo il narcisismo patologico, nel quale l’investimento su se stesso porta l’individuo a sviluppare il disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisismo patologico:

  • porta a sviluppare un enorme senso di grandiosità e importanza, che fa enfatizzare risultati e competenze (reali o presunte non fa differenza), aspettandosi dagli altri il riconoscimento della superiorità, esigendone l’approvazione e l’ammirazione, pretendendo che ogni cosa sia dovuta;
  • nasconde una scarsa autostima, eccessivamente fragile e legata sempre all’approvazione esterna, a sua volta determinata da una immagine mitizzata di se stessi;
  • non consente di sviluppare un corretto amore per se stessi, poiché non ci si ama per quello che si è realmente e non ci si rispetta, inoltre non si soddisfano i propri bisogni più autentici in quanto non si riesce a riconoscerli e a determinarli;
  • porta a sviluppare una modalità relazionale basata sulla superbia, sull’arroganza e sull’esibizionismo;
  • rende ipersensibili alle critiche, compromettendo una fase importante dell’autocoscienza impedendo o limitando quella consapevolezza necessaria a migliorare se stessi;
  • produce comportamenti non apprezzabili a livello interpersonale, aumentando l’attitudine a mostrarsi intolleranti verso gli altri e a essere manipolativi;
  • fa sviluppare un falso senso di sicurezza, che non di rado si poggia sull’umiliazione degli altri e sulla svalutazione delle loro qualità;
  • porta ad accrescere l’invidia verso chi ha successo, portando a rancori, risentimenti e disprezzo;
  • non consente lo sviluppo di una sana empatia, rende incapaci di mettersi nei panni altrui, di comprenderne i sentimenti e, di conseguenza, non fa rendersi conto delle sofferenze provocate negli altri.

Esaminando questo elenco di alcuni dei tratti salienti del narcisista patologico, si comprende come chi ne soffre non sia in grado di amare o di prendersi cura dell’altro. Tende a trattare il prossimo come oggetto da usare in funzione esclusiva dei propri bisogni, per abbandonarlo quando non serve più al suo scopo, arrivando anche a riprenderlo alla successiva occasione di convenienza, senza alcuna vergogna o senso di colpa.

Visto da fuori, soprattutto il narcisista seduttore, può apparire piacevole, ma non riesce ad andare oltre la superficie nel rispondere in modo autenticamente empatico. Terminato il momento legato all’opportunità, terminerà anche quella piacevolezza iniziale, che lascerà il posto alla glaciale freddezza o all’indifferenza più totale, lasciando l’altro emotivamente deprivato senza una ragione palese.

Il narcisista patologico è sempre egocentrico, pervaso dal senso di grandiosità e richiedente livelli di attenzione verso la persona che è (o che pensa di essere).

Come si sviluppa il narcisismo in una persona?

A livello clinico è noto che lo sviluppo di un disturbo narcisistico di personalità è spesso correlato al modello di interazione sviluppato tra genitore (o caregiver) e il bambino. Nello specifico, i soggetti con disturbo narcisistico di personalità, sviluppano nel rapporto con i genitori una rappresentazione di sé come bisognoso di cure e attenzioni, vedendo gli altri come non altrettanto disponibili a fornirle, e producendo una aspettativa (che diventa intenso timore) che potrebbero venire rifiutati.

In una tale condizione, nella persona si genera la tendenza a strutturare la propria esistenza facendo a meno dell’amore degli altri, mirando ad una autosufficienza assoluta, non riuscendo a riconoscere ed esprimere i propri bisogni. Ciò porta ad atteggiamenti di distacco e percepita superiorità.

L’eziologia del disturbo narcisistico di personalità non vede un totale consenso dei ricercatori, anche se uno dei fattori in cui si è maggiormente d’accordo riguarda l’assenza di empatia da parte dei genitori verso i bisogni del bambino.

La teoria più condivisa sull’eziopatogenesi del narcisismo vede una storia in cui il futuro narcisista è stato allevato in una famiglia incapace di fornire le necessarie attenzioni e cure oltre al rispetto dei bisogni e, soprattutto, delle attitudini del/della bambino/a che è stato/a.

In un contesto familiare in cui lo stile di attaccamento risulta essere non ottimale (Bowlby, 1989), i genitori potrebbero fallire nel riconoscere in modo adeguato le emozioni del piccolo, avendo difficoltà a nominarle e di conseguenza regolarle.

Nel suo sviluppo emotivo, in questi casi, il bambino è “lasciato solo” con delle emozioni intense che non ricevono un riconoscimento adeguato e non ottengono risposte adeguate dai genitori, condizione che porta a strutturare una disregolazione affettiva.

Il piccolo, continuando il suo sviluppo, apprende implicitamente che i suoi genitori non sono in grado di sostenere la sua autostima e i suoi desideri, portandolo alla ricerca di una autosufficienza emotiva.

In età adulta, in virtù di uno stile di attaccamento genitoriale inadeguato/disturbato, la persona eviterà proprio l’attaccamento agli altri ma allo stesso tempo lotterà in modo costante per ricevere attenzioni e ammirazione.

Altra ipotesi altrettanto considerata, circa l’eziologia del narcisismo, vede il futuro narcisista cresciuto in una famiglia in cui l’attenzione allo status sociale e al successo è di massima importanza, considerando desiderabili solo tutte quelle qualità legate al sostenere l’immagine di grandiosità, ignorando o punendo gli altri comportamenti (es. l’empatia).

Caratteristiche cliniche del narcisismo patologico

A livello clinico il narcisismo patologico possiede specifiche caratteristiche. Appare evidente l’assenza di empatia, così come la difficoltà a provare amore e la continua tendenza alla manipolazione delle persone, manipolazione che porta anche a compromettere l’autonomia e l’autostima altrui.

Per porre diagnosi di disturbo narcisistico di personalità si devono riscontrare almeno cinque tra i seguenti criteri:

  • Ideazione grandiosa di sé e convinzione di meritare trattamenti speciali, di avere capacità e talenti unici, di essere brillanti o attraenti, tutte caratteristiche spesso basate su valutazioni erratiche;
  • Fantasie di successo illimitato, presenza di egocentrismo marcato, perfezionismo e idealizzazioni su fascino, bellezza o amore;
  • Atteggiamento scostante e difficile, mosso dal non sentirsi apprezzati o riconosciuti sufficientemente;
  • Profondo senso di vuoto e apatia, anche in presenza di eventuali successi, e incapacità marcata ad affrontare i fallimenti;
  • Eccessiva e costante richiesta di ammirazione e attenzioni;
  • Tendenza alla manipolazione e allo sfruttamento degli altri;
  • Assenza di empatia e difficoltà nel riconoscere gli stati mentali altrui (sentimenti, bisogni, ecc.);
  • Frequenti sentimenti di disprezzo, vergogna e invidia, con atteggiamento arrogante e presuntuoso.

Oltre a questi, troviamo anche dei tratti secondari che influenzano la vita di coloro che si trovano nel “raggio di azione” di un narcisista:

  • Tendenza allo sfruttamento e alla manipolazione.
    Il narcisista mostra il peggio di sé all’interno delle relazioni sentimentali. In una relazione di coppia, il narcisista pretende un/una partner che accetti un rapporto di dipendenza e sudditanza, all’interno del quale poter detenere un potere assoluto e indiscusso.
    Il narcisista tende a sfruttare il prossimo in qualsiasi ambito, sia lavorativo che familiare. All’interno della famiglia, non è raro che il narcisista arrivi a episodi di violenza domestica, rivolti verso il partner e gli altri membri della famiglia.
  • Senso di vuoto.
    Il narcisista, anche quello che impiega molto tempo a decantare successi e capacità, percepisce un incolmabile senso di vuoto e di abbandono. Uno stato che procura anche una grande insicurezza. Questo può condurre all’estenuazione di chi condivide spazio e tempo con la persona narcisista. In assenza di qualcuno che alimenti il suo fragile ego e che gli mostri venerazione e ammirazione, il narcisista è destinato a sperimentare uno stato di apatia, con vissuti di ansia e di depressione.
  • Autolesionismo e condotte autodistruttive.
    Il narcisista può sviluppare attacchi di panico. Può provare rabbia e aggressività verso gli altri ma che, non di rado, potrebbe direzionare verso di sé, strutturando comportamenti autolesionistici finalizzati a scaricare lo stress “causato” da altre persone, al fine di ricattarle moralmente.

Come difendersi da un narcisista?

Chi ha ricoperto il ruolo di vittima di un/a narcisista può avere importanti difficoltà a instaurare le successive relazioni, motivo per il quale sarebbe opportuno rivolgersi a uno psicologo competente.

Il supporto ricevuto, sia durante che nella fase successiva all’eventuale termine del rapporto con un narcisista, risulta fondamentale per diversi motivi:

  • il narcisista non vive in modo sano rifiuti o abbandoni, e forte delle sue competenze in fatto di manipolazione potrebbe attuare qualsiasi mezzo per attrarre di nuovo a sé la “vittima”, arrivando anche a supplicare e promettere cambiamenti radicali, o alimentando il senso di colpa;
  • il narcisista non torna per sentimento, ma sempre per la propria utilità, che coincide con la soddisfazione delle sue necessità di ammirazione e venerazione; ciò implica che se tali bisogni fossero soddisfatti da qualcun altro, non sentirebbe alcun legame emotivo con la precedente “vittima”;
  • il narcisista è spesso alla ricerca di emozioni forti e di sfide che lo facciano sentire protagonista, pertanto anche la “riconquista” di chi lo ha abbandonato rientra nel suo schema di ricerca di grandiosità in assenza di sincera affezione.

La terapia del disturbo narcisistico di personalità

La cura del disturbo narcisistico di personalità più efficace è il trattamento psicoterapeutico, che in taluni casi potrebbe vedere associata una terapia farmacologica finalizzata ad aumentare l’efficacia, soprattutto iniziale, dell’intervento psicologico.

Il narcisista, solitamente, non intraprende spontaneamente un percorso psicoterapeutico. Ma quando ciò avviene, la ragione primaria è a causa del fatto che la persona sviluppa degli stati depressivi a livelli tali da non riuscire autonomamente a risolvere e sostenere.

La depressione narcisistica si lega alla percezione della discrepanza tra le aspettative idealizzate e la realtà vissuta. Si tratta di uno stato che procura nel narcisista un grande senso di disperazione, che si lega da un lato al sentirsi “non aiutabile” (hopelessness) e dall’altro al ritiro sociale, al fine di non esporsi a giudizi negativi.

Correlati agli stati depressivi del narcisista, clinicamente si rileva la presenza anche di altri quadri sintomatologici. Questi quadri sono relativi a disturbi concomitanti come:

  • ansia sociale;
  • patofobia (ipocondria);
  • uso e abuso di sostanze psicoattive;
  • uso e abuso di alcool.

Sono spesso questi i motivi per cui il narcisista arriva inizialmente all’attenzione dello psicologo. In tali circostanze noi clinici interveniamo inizialmente sui sintomi dell’ansia e della depressione, che sono il primo obiettivo su cui modulare l’intervento.

In certi casi, che vengono valutati dal clinico, può essere utile un intervento integrato con una terapia farmacologica. Tra questi farmaci troviamo:

  • gli SSRI (ovvero gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) che regolano l’umore depresso e riducono gli agiti impulsivi;
  • i farmaci anticonvulsivanti, che regolano gli eccessi di ira e, anche in questo caso, i livelli di impulsività;
  • il risperidone, che è usato per la depressione e per il trattamento del disturbo borderline dipersonalità.

Ma l’intervento psicologico e psicoterapeutico resta il trattamento d’elezione per il disturbo narcisistico di personalità, per intervenire soprattutto nella distorsione del pensiero e sulla regolazione emotivo-affettiva.


Riferimenti bibliografici

  • Bowlby, J. (1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Caligor, E., Levy, K., & Yeomans, F. (2015). Narcissistic personality disorder: diagnostic and clinical challenges. American Journal of Psychiatry, 172, 415-422
  • Mitra P, Fluyau D. Narcissistic Personality Disorder. In: StatPearls. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2022 January.
  • Nicholas J S Day, et al.. Living with pathological narcissism: core conflictual relational themes within intimate relationships. BMC Psychiatry 2022; 22

Crediti immagini: Ayo Ogunseinde, Sander Sammy, Djim Loic