Il bullismo è un fenomeno sociale più complesso di quanto possa sembrare. Non si limita a descrivere la dinamica che vede un ragazzo che aggredisce ed uno che ne subisce l’attacco, ma coinvolge in realtà diversi sistemi e sottosistemi relazionali: i pari (complici del bullo, diretti o neutrali), le istituzioni, le famiglie sino ad arrivare, per estensione, al clima sociale di un intero paese.

Una società che tollera il bullismo non può essere considerata una società democratica.

Bullismo: le caratteristiche tipiche

Solitamente, i ruoli nel bullismo sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, ovvero l’individuo che mette in atto dei comportamenti violenti (in termini fisici e/o psicologici) e dall’altra parte la vittima, l’individuo che è bersaglio e che subisce tali atteggiamenti. La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente da bambini e adolescenti (ma anche adulti) che, loro malgrado, rivestono il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.

Per definire correttamente un fenomeno come atto di bullismo devono verificarsi delle specifiche condizioni. Uno dei pionieri dello studio del bullismo, Dan Olweus, circoscrive tali caratteristiche per come segue:

  • L’intenzionalità dell’aggressione agita
    Il “persecutore” trova piacere nell’insultare, nel picchiare o nel cercare di dominare la “vittima” e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male ed è angosciata.
  • La sistematicità e la reiterazione del comportamento, che si connotano di tratti persecutori
    Un solo episodio isolato non si classifica come bullismo. Continua per un lungo periodo di tempo e la quantità di prepotenze fa diminuire la stima di sé della vittima.
  • L’asimmetria di potere (fisico e/o psicologico) tra il bullo e la sua vittima
    Il bullo ha maggior potere della vittima a causa di fattori come l’età, la forza fisica, la grandezza, il genere o per la sua popolarità nel gruppo dei coetanei.
  • La vulnerabilità della vittima
    La vittima è spesso più sensibile degli altri coetanei alle prese in giro, non sa o non può difendersi adeguatamente ed ha delle caratteristiche fisiche e/o psicologiche che la rendono più incline alla vittimizzazione.
  • La mancanza di sostegno
    La vittima si sente isolata e costantemente esposta, condizione che spesso blocca sul nascere ogni tentativo di riferire agli altri le aggressioni subite, con il timore di rischiare peggiori conseguenze, rappresaglie o vendette. La mancanza di sostegno si nota anche in quei coetanei del gruppo che rimangono neutrali (magari perché temono di diventare anch’essi vittime) la cui passività diventa un silenzioso avallo fornito all’aggressore.
  • Conseguenze
    Il danno, soprattutto quello psicologico, si mantiene nel tempo e induce la persona ad un considerevole disinvestimento dalla scuola o dalle relazioni con i coetanei. In alcuni casi alcune vittime diventano a loro volta aggressori.
    Molte ricerche hanno dimostrato come le conseguenze siano negative sia per le vittime che per i bulli:

    • I bulli “non trattati” risultano essere particolarmente inclini a sviluppare comportamenti antisociali e devianti già nella prima età adulta.
    • Le vittime sono maggiormente esposte a disturbi psicopatologici come sindromi depressive, disturbi d’ansia e disturbi della personalità.

“La figura dello psicologo appare fondamentale, per individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche”
– M. Sellini (Segretario di A.U.P.I. – Ass. Unitaria Psicologi Italiani)

 

Le forme principali in cui si manifesta il bullismo sono:

  • Bullismo diretto
    • Attacco fisico: colpire la vittima, sottrarre o distruggere oggetti di sua proprietà, ecc.
    • Attacco verbale: deridere, disprezzare, insultare, sottolineare aspetti della vittima in chiave negativa (razza, religione, ceto sociale, genere, orientamento sessuale, difficoltà psicomotorie, difficoltà intellettive, ecc.)
  • Bullismo indiretto
    • Creare e mantenere un clima ostile verso la vittima, diffondere pettegolezzi o storie offensive, escludere dai gruppi di aggregazione, ecc.
  • Bullismo digitale (o Cyberbullismo)
    • Utilizzare i mezzi digitali, in particolare chat e social network, per diffondere contenuti testuali, immagini e/o video che arrechino offesa alla vittima o che quantomeno non siano rispettosi della sua dignità e del suo diritto alla riservatezza.

 

Cyberbullismo, un approfondimento

Come appena accennato, il cyberbullismo è un atto aggressivo, intenzionale ma condotto attraverso dei sistemi informatici, ripetuto nel tempo da un individuo o da un gruppo contro una vittima che non può facilmente difendersi. Rispetto al bullo “tradizionale” il cyberbullo ha delle caratteristiche identificative proprie:

  • può mantenersi relativamente anonimo,
  • ha un pubblico più vasto,
  • può controllare le informazioni personali della sua vittima.

La vittima può avere delle difficoltà a scollegarsi dal mondo digitale; non sempre ha la possibilità di vedere il volto del suo aggressore, e può avere sottostimato i rischi insiti nella condivisione delle informazioni personali sul web.

Proprio a causa di queste maggiori difficoltà, talvolta la vittima può arrivare a compiere atti anche tragici. Una recente ricerca ha cercato di studiare meglio il fenomeno del suicidio adolescenziale e se effettivamente l’associazione con il cyberbullismo sia statisticamente significativa. Gli autori dello studio hanno concluso che il  cyberbullismo è di certo un elemento presente in alcuni suicidi, ma nei quali si riscontrano quasi sempre altri fattori come la malattia mentale o la presenza di altre forme di bullismo “tradizionali.

 

Quali sono i segnali per individuare una vittima di cyberbullismo?

I segnali che possono aiutare un genitore a capire se il proprio figlio è vittima di cyberbullismo sono i seguenti:

  • Utilizzo eccessivo di internet.
  • Chiudere le finestre aperte del computer quando si entra nella camera.
  • Rifiuto ad utilizzare Internet.
  • Comportamenti diversi dal solito.
  • Frequenti invii attraverso Internet dei compiti svolti.
  • Lunghe chiamate telefoniche ed omissione dell’interlocutore.
  • Immagini insolite trovate nel computer.
  • Disturbi del sonno.
  • Disturbi dell’alimentazione.
  • Disturbi psicosomatici (mal di pancia, mal di testa, ecc).
  • Mancanza di interesse in occasione di eventi sociali che includono altri studenti.
  • Chiamate frequenti da scuola per essere riportati a casa.
  • Bassa autostima.
  • Beni personali danneggiati o guasti, perdita di denaro, perdita di oggetti personali.

 

Supporto piscologico legato al bullismo

Ricorrere al supporto da parte di uno psicologo è sicuramente una delle cose da prendere seriamente in considerazione quando si è in presenza di bullismo (sia agito che subito). Rimando anche ad un articolo sui disagi tipici dell’adolescenza, che possono rivelarsi utili per i genitori.

 


Fonti

  • Casas, Del Rey, Ortega-Ruiz, 2013; Smith, P. K., del Barrio, C., & Tokunaga, R. S., 2013. Definitions of bullying and cyberbullying: How useful are the terms. Principles of cyberbullying research: Definitions, measures and methodology, 26-45; Casas, J. A., Del Rey, R., & Ortega-Ruiz, R. (2013). Bullying and cyberbullying: Convergent and divergent predictor variables. Computers in Human Behavior, 29(3), 580-587
  • Olweus D, Limber SP. Bullying in school: evaluation and dissemination of the Olweus Bullying Prevention Program. Am J Orthopsychiatry. 2010 Jan;80(1):124-34. doi: 10.1111/j.1939-0025.2010.01015.x. PMID: 20397997.
  • Smith, P. K., del Barrio, C., & Tokunaga, R. S. (2013). Definitions of bullying and cyberbullying: How useful are the terms? In S. Bauman, D. Cross, & J. Walker (Eds.), Routledge monographs in mental health. Principles of cyberbullying research: Definitions, measures, and methodology (p. 26–40). Routledge/Taylor & Francis Group.