Accade spesso che una coppia si ritrovi a convivere per lunghi periodi con problemi di natura relazionale, con tutto un universo di argomenti tabù, volutamente ignorati e non condivisi, che finiscono nascosti come la polvere sotto un tappeto. La scarsa comunicazione e/o l’assenza di comunicabilità si legano non di rado a timori di rottura di presunti equilibri raggiunti dai due partner. I motivi possono essere molteplici.

Alle volte capita che l’origine dei conflitti risieda su una definizione approssimativa dei confini individuali , con reciproche incursioni e ingerenze, e dei confini della coppia, che vengono invasi da terzi (familiari, amici, ecc…), interferendo sulla relazione e le sue dinamiche interne.

La condizione critica porta a discutere anche sulle più banali cose quotidiane, alle quali viene dato un significato metaforico che sfugge anche ai protagonisti e che nulla hanno a che fare (almeno direttamente) con la vera causa della conflittualità della coppia. Parliamo di una condizione conflittuale che esaurisce le energie e le risorse dei due partner, stremati dal peso di ciò che non viene detto e condiviso con l’altro.

Questa dinamica comporta la messa in atto di tutta una serie di strategie ripetitive che risultano inefficaci, la cui disfunzionalità viene confermata dalla permanenza del conflitto stesso. La ripetizione degli stessi modelli relazionali, infatti, tende a consolidare ed irrigidire le modalità comportamentali usate dalla coppia, che tenderà inevitabilmente a perpetuare all’infinito, portando ad uno stallo spesso non risolvibile autonomamente, e che non potrà che peggiorare.

Le conseguenze del malessere relazionale possono essere:

  • una conflittualità scoperta, che pervade la vita di coppia con liti frequenti per motivi anche futili;
  • una conflittualità coperta, nella quale i conflitti sono evitati in modo accurato, seppure il clima risulta essere colmo di tensione.

Altri esiti, patiti da uno o da entrambi i partner, possono essere (anche in comorbidità):

  • disturbi dell’umore,
  • disturbi di ansia,
  • somatizzazioni,
  • disturbi della sessualità.

Crisi di coppia e tradimento

Tra i comportamenti disfunzionali messi in atto nel tentativo di ridurre il disagio relazionale, uno dei più frequenti è il tradimento, attraverso il quale si cerca al di fuori della coppia cose che non si crede di poter (più) trovare al suo interno. Ma il tradimento può essere anche un tentativo di fuga da una realtà vissuta come opprimente e troppo cronicizzata per essere cambiata.

Nella pratica clinica con una coppia in crisi è una costante quella di ascoltare i reciproci tentativi di individuare tutte le colpe nel partner, in un loop infinito che, in assenza di un professionista, tende a mantenere irrisolte tutte le questioni importanti, rendendo la situazione ancora più rigida.
Altro scenario tipico è quello di un silenzio assordante, carico di rancore e tensione inespressi, con reciproche sopportazioni infinite, in cui tutti sono infelici ma nessuno sa ammetterlo o comunicarselo.

Quelli appena descritti sono solo alcuni tra i più frequenti scenari per i quali una coppia dovrebbe ricorrere allo psicologo, al fine di tutelare il benessere di tutti, soprattutto nel caso in cui ci siano anche dei figli, vittime incolpevoli di un clima per nulla adatto.

 

 


Riferimenti bibliografici

  • “Lealtà invisibili”, I. Boszormenyi-Nagy – Astrolabio
  • “La crisi della coppia”, M. Andolfi – Cortina Editore
  • “Pragmatica della comunicazione umana”, P. Watzlawick (et al.) – Astrolabio